PIETRA OLLARE

 

Tra i minerali rinvenibili nel territorio della provincia di Sondrio uno dei più noti e sfruttati da epoca immemorabile è la pietra ollare, ovvero una roccia trasformabile con una certa facilità in olle o recipienti vari, soprattutto servendosi del tornio. Essa è comunemente chiamata anche lavezzo e un tempo laveggio denominazione quest'ultima meglio attribuita ai recipienti litici lavorati al tornio e usati in cucina, chiamati lèvec'. In un dizionario commerciale del 1742 stampato a Ginevra, si legge che "il lavezzo è una specie di ardesia squamosa e scagliosa conosciuta come tale, ma con la particolarità che è oleosa e così aderente che quando si tocca rimangono alcune scaglie sulle dita. I vasi fatti con questa pietra portano a ebollizione prima di quelli di metallo, conservando a lungo il
calore, non si rompono mai per quanto possente sia il fuoco che li attornia e non danno alcun cattivo sapore ai liquidi e al cibo che contengono. Così notevoli qualità li rendono idonei all'uso in cucina e se ne è stabilito un commercio molto considerevole a Chiavenna, in Valmalenco e nei Grigioni, dove sono le cave, benchè assai difficili da coltivare." Il laveggio (Lèvèc), nei tempi in cui l'artigianato della pietra ollare era fiorente, nelle case dei paesi dell'arco alpino, era l'unica pentola in uso. In Valmalenco ogni famiglia ne aveva disponibile almeo una serie ed ogni pezzo aveva una funzione propria. Venivano usati per caffè, latte, cacciagione, minestre, minestroni, trippa, polenta, stufati, brasati, arrosti, taròz... Ancor oggi il laveggio è pregiato, grazie alla sua propietà termica; resta una delle pentole più adatte per cucinare; al calore si riscalda lentamente, raggiunta la caloria voluta la mantiene con poco calore. E' comodo per far cuocere i cibi senza che questi si attacchino o brucino sul fondo e mantiene inalterate le loro qualità organolettiche. Tolto dal fuoco si raffredda altrettanto lentamente, mantenendo il cibo caldo per lungo tempo.